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Gli States dicono addio alla Net Neutrality

21 December 2017 / Web & Social Media

Giovedì scorso si è riunita la Federal Communications Commission (Fcc), l'authority americana per le telecomunicazioni, per votare l’ordine del giorno. L’ordine in questione mirava a cancellare le modifiche approvate sotto la presidenza Obama che imponevano l'obbligo di non violare la Net Neutrality. Oggi la maggioranza, in mano all'attuale presidente Trump, ha approvato il provvedimento che modifica in maniera profonda l'internet così come lo conosciamo. 

Cos’è la Net Neutrality

Il concetto che abbiamo oggi di neutralità della rete applicato a Internet è nato nel primo decennio del XXI secolo. Tutti noi, per collegarci a Internet abbiamo bisogno di un provider, che collega casa nostra o il nostro ufficio, a un centro dati che permette così la connessione a qualsiasi sito web nel mondo. La neutralità della rete fa sì che questi provider non facciano favoritismi dal punto di vista della fruizione dei contenuti richiesti. 

La neutralità della rete è l'internet come siamo abituati a usarlo oggi, dove tutte le informazioni - messaggi, foto, video o file musicali - vengono trattate allo stesso modo: a nessun fornitore di servizi può essere garantita una velocità maggiore per arrivare all'utente finale, senza favorire né penalizzare prodotti o siti web.

Con la fine della neutralità saranno i contenuti a pagamento ad avere la meglio. Senza la Net Neutrality, un provider potrebbe rallentare a suo piacimento la richiesta di connessione a un sito, o bloccarlo del tutto; in questo modo il flusso dei dati e dei file su internet sarà deciso dalla contrattazione tra i big dei contenuti e i big delle telecomunicazioni, riversando ovviamente i costi sull’utenza.

Senza neutralità della rete, sul mercato vince chi ha più denaro e non chi dà un servizio migliore.

Il diritto all’informazione e alla libera espressione ne usciranno compromessi e sconfitti. Facile immaginare che, in alcune zone del mondo, le autorità governative possano decidere – come già successo in Cina e in Turchia – di bloccare l’accesso a determinate risorse online e di rendere ostico l’accesso a siti d’opposizione al governo.

Una capriola all'indietro

L’innovazione sul web subirà un duro arresto. A soffrire saranno i singoli e le società internet più piccole che non riusciranno ad adeguarsi ai nuovi standard e, soprattutto le startup che non potranno sperimentare nuovi servizi in rete, partendo da zero, come è accaduto a quelli che ora sono i giganti della Silicon Valley.

Per fortuna, l’Europa la pensa diversamente

Nel nostro Paese è in vigore dal 2015 la Dichiarazione dei Diritti di Internet, 14 articoli che disciplinano il rapporto tra cittadini e accesso alla rete, alta forma di democrazia. L’art. 4 sulla neutralità della rete recita: “Il diritto ad un accesso neutrale ad Internet nella sua interezza è condizione necessaria per l’effettività dei diritti fondamentali della persona.”

E il Parlamento europeo si è schierato a favore del mantenimento della Net Neutrality, respingendo le pressioni degli operatori Internet, che vorrebbero modulare il traffico online a loro favore.